Alchimia: l’attenzione divisa

di Anna Fraddosio Commenta

Oggi continueremo a parlare di alchimia, più precisamente, proseguiremo con il vedere gli esercizi per “l’aspirante alchimista”. Sabato abbiamo visto un esercizio per ricordarsi di essere presente nella giornata, non solo con il corpo ma anche con la mente. Prendersi piccoli spazi della giornata per ricordarsi di non far funzionare il corpo meccanicamente, ma di far funzionare assieme ad esso anche la mente.

Oggi vedremo un altro esercizio, diciamo la conseguenza dell’esercizio precedente, che prende il nome di attenzione divisa. Come detto prima, praticando gli esercizi del “ricordo di se” ci si accorge che l’attenzione prende due direzioni, e cioè una si focalizza sull’esterno e l’altra sull’esterno, o per meglio dire una si focalizza sull’attività che stiamo facendo, e l’altra si focalizza su noi stessi, su come possiamo sembrare dall’esterno.

Nel corso della vita normale invece l’attenzione è mono-direzionale, cioè la coscienza è interamente persa nell’evento esterno, ad esempio; se una persona ci sta parlando noi siamo concentrati su di lei, la nostra coscienza è interamente “persa” in lei, annullata nell’avvenimento esterno. Quando, invece, ci si sforza di rimanere presenti ci si accorge che è possibile parlare con una persona prestando attenzione a quanto dice, e contemporaneamente ricordarsi di sé, cioè essere presenti a se stessi e quindi si può cioè tenere una parte dell’attenzione sempre rivolta verso l’interno.

Questo esercizio fa si che si sfrutti l’anima, invece che il corpo fisico, e tutto questo porta ad una coscienza immortale, non siamo più una macchina biologica, ma siamo noi stessi con il nostro spirito, il rimanere presenti come osservatori mentre il corpo e la mente fanno qualcosa, fa sì che creiamo nuovi “corpi sottili” da abitare e simultaneamente ci identifichiamo con essi,ovvero spostiamo la nostra coscienza in essi.

Non abbiamo il controllo della nostra mente, il controllo delle nostre emozioni, non viviamo la vita che scegliamo noi, ma solo quella della nostra macchina biologica. A questo punto l’assenza di libero arbitrio diviene per noi un fatto indubitabile. Non dobbiamo affidarci alle teorie di qualche filosofo per decidere se l’uomo possiede oppure no una libera Volontà. Lo possiamo sperimentare sulla nostra pelle. Ma fino a quando non vengono attuate nella pratica, queste rimangono solo parole prive di utilità.

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