La prudenza, caratteristiche e funzioni

di Malvi Commenta

prudenza

 

Le quattro virtù cardinali – prudenza, giustizia, fortezza e temperanza – sono state da sempre individuate come fondamentali da tenere in considerazione per vivere una vita all’insegna dell’equilibrio e del buon senso ma gli uomini moderni sembrano averle dimenticate.

Oggi ci occupiamo della prudenza, ovvero di quella virtù cardinale che dovrebbe essere alla base della vita di ciascun individuo e che, come ha sottolineato a tempo debito Aristotele, è da ricollegare alla sapienza: solo la persona prudente infatti può avvicinarsi al vero sapere. Ma oggi l’uomo è davvero prudente? Così come è successo per le altre virtù sopra elencate, anche la prudenza sembra essere andata a finire in soffitta perché l’uomo la considera un vecchio retaggio della religione (è difficile, d’altronde, parlare della prudenza in termini puramente laici). L’uomo non sempre usa prudenza, anzi, tende a gettarsi spesso in situazioni più grandi di lui senza calcolarne i rischi. Questo perché nella società moderna viene meno la differenza tra bene e male, tra quello che si può fare e quello che invece è vietato. Oggi, la domanda che l’uomo si pone, non riguarda ciò che è moralmente corretto e ciò che non lo è; oggi l’attenzione dell’individuo va da tutt’altra parte.

Che male c’è a fare una cosa piuttosto che un’altra, anche se fuori dalle regole morali, se comunque non reca un danno evidente al prossimo? E con questa domanda, che contiene implicitamente la giustificazione ad agire senza troppe remore, l’uomo continua la sua vita agendo senza prudenza dimenticando che nella vita esistono anche degli obblighi verso se stessi e non fare male al prossimo non è l’unico obiettivo dell’uomo. Agire bene e con prudenza è dunque “un abito mentale, una maniera di porsi di fronti a sé, agli altri, e a Dio: tutto questo sembra essere stato dimenticato, aver perso la sua evidenza“. Solo agendo con prudenza si potrà vivere una vita piena.

Foto | Thinkstock

 

 

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